Cosa rende diversi i Comuni dell’Alleanza per il clima?

kb_leitbild_en_rgb_300dpi_upadated_20170801La decisione dei primi enti locali in Germania, Austria e Italia di aderire agli inizi degli anni novanta all’Alleanza per il Clima, era motivata principalmente dalla preoccupazione per la minaccia dei cambiamenti climatici. Attraverso l’adesione a quella che era in assoluto la prima rete di città che puntava alla riduzione dei gas serra come un importante obiettivo dell’agire locale, i membri volevano dare l’esempio e rafforzarsi reciprocamente per contribuire alla soluzione del problema globale. Soprattutto durante il primo decennio, l’appartenenza ad Alleanza per il Clima segnalava un ruolo pionieristico dell’ente locale in un campo d’azione che aveva un sapore un po’ esotico; soprattutto considerando il nostro partner, i popoli indigeni dell’Amazzonia. Dal 1995, con la prima conferenza mondiale sul clima, e sempre più velocemente in seguito, la minaccia del riscaldamento globale entrava nella consapevolezza pubblica e nell’agire istituzionale: il Programma Nazionale Protezione del Clima dell’ottobre 2000 in Germania, la Legge sulla CO2 nel maggio dello stesso anno in Svizzera, la Strategia Nazionale del Clima austriaca del marzo 2007, il “Pacchetto Clima” dell’UE 2008 (20-20-20), il Piano Clima Energia-Alto Adige-2050 del 2011, l’obiettivo di riduzione del 40% delle emissioni di CO2 dell’UE per il 2030 e nel dicembre 2015, l’Accordo di Parigi dimostrano che i principali attori, dalle Nazioni Unite, ai governi nazionali, a quelli nazionali e regionali hanno elaborato le loro risposte alla minaccia del caos climatico. A livello locale quasi 7.000 comuni hanno aderito al Patto dei Sindaci, oltre 4.000 hanno elaborato un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), di cui più della metà di comuni italiani. L’Alleanza per il Clima ha portato avanti questi processi a livello internazionale e nazionale e considera, per buone ragioni, i successi anche come propri. Questi meriti ci sono riconosciuti anche dagli altri attori, però qualcuno arriva a una conclusione a noi sorprendente: le reti di città come la nostra, con il loro lavoro meritevole, avrebbero contribuito in modo sostanziale alla sensibilizzazione e presa di coscienza, però nella fase attuale avrebbero compiuto la loro missione storica ed essenzialmente esaurito il loro ruolo. Visto che oggi tutti sono a conoscenza che la minaccia climatica è reale, d’ora in poi l’obiettivo dovrebbe essere di portare avanti la decarbonizzazione e la transizione energetica ad un alto livello tecnico e le reti come Alleanza per il clima non sarebbero più il partner giusto. Un argomento sbagliato per almeno due ragioni. Il primo va solo indicato senza volerlo approfondire: a parte il fatto che la sensibilizzazione è un’importante campo di attività, Alleanza per il Clima dispone di un elevato livello di competenza tecnica in settori quali l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, il monitoraggio delle emissioni di gas serra, la mobilità sostenibile e strategie di finanziamento. Più importante è invece un fondamentale fraintendimento tecnocratico della natura della politica climatica locale. Un comune si trova sulla strada giusta verso un territorio CO2 neutrale se la politica del clima, della mobilità e dell’energia sono incorporate in una strategia di sviluppo territoriale sostenibile – ambientalmente, socialmente ed economicamente. Come si configura una tale strategia, che riduce le emissioni di CO2, ma migliora anche l’aria a livello locale e la salute degli abitanti, promuove una robusta struttura economica e crea posti di lavoro, sostiene l’agricoltura biologica e mantiene o migliora il paesaggio, non risulta da nessun bilancio di CO2; non è una questione tecnica, ma risponde alla domanda «come vogliamo vivere?». Vivere in comunità con la responsabilità per l’ambiente globale di pari passo però a uno sviluppo sostenibile sul luogo. L’Alleanza per il Clima fin dall’inizio ha fatto sua questa prospettiva che parte dalla vita quotidiana e comprende tutto il mondo vitale delle persone, il lavoro e il tempo libero, il mangiare, il vestirsi e il muoversi. Un tale approccio inclusivo non ha niente a che vedere con qualche carino folklore o astratto idealismo, ma è vero l’esatto contrario: una politica climatica tecnocratica che si basa esclusivamente sui potenziali di riduzione, fattibilità tecnica e periodi di ammortamento delle misure forse produce qualche risultato a breve termine, ma non ne usciranno una società veramente sostenibile e una nuova economia post-fossile. Alleanza per il Clima promuove lo scambio di esperienze, sviluppa visioni, strategie e strumenti per una politica climatica locale che mette insieme, nel pensare e nell’agire, la riduzione dei gas serra nell’atmosfera con i valori di giustizia ed equità per una buona vita in comunità, quella globale, e quella della nostra città e del nostro quartiere. Siamo orgogliosi dei nostri membri che condividono questi principi.

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